Comune di Casorzo - Provincia di Asti - Piemonte

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CENNI STORICI



L'insediamento e lo stesso nucleo della popolazione Casorzese vanta origini che risalgono all'epoca celtica, quando alcuni fabbricanti di formaggi, chiamati da Plinio Casurciulli, si riunirono, per motivi di difesa all'altura che da loro prese il nome: Casurcium o Casurtium. Divenne, col passare del tempo, un centro rurale forte per il numero e l'energia dei suoi abitanti, chiuso in una zona non aperta a vie di commercio, ma fertile e adatta alla cultura della vite che vi prosperò (Malvasia in particolare).

Intorno al primo millennio, si formò il Comune vero e proprio, in cui il governo era rappresentato dal castellano e da un consiglio di cittadini. Aveva un castello assai forte, tanto che, nel 1164, Federico Barbarossa riconobbe il dominio del Marchese Guglielmo il Vecchio di Monferrato su Casorzo che divenne un caposaldo dell'organismo politico di tipo feudale rurale della causa aleramica.

Fu un Comune privilegiato fin dal 1291, quando i Marchesi di Monferrato, in premio di fedeltà, concessero a tutti i suoi abitanti, l'esenzione completa da dazi e pedaggi e, soprattutto, il diritto di fare statuti e leggi che regolassero le relazioni fra gli abitanti.

Su Casorzo, sia pure per breve tempo, si era anche esteso il dominio di Asti. Nel 1290, infatti, i Signori locali, i 'de Casurtio', erano stati cacciati dagli abitanti che si sottomisero, poi, al Comune di Asti. Il dominio astese fu di breve durata, poiché, fatta la pace tra Asti e il monferrato, questo riebbe Casorzo la cui comunità, il 6 marzo 1394, prestò giuramento di fedeltà al Marchese Teodoro nel Castello di Moncalvo.



L'Imperatore Carlo IV confermò il possesso del paese al Marchese Giovanni II Paleologo, cui discendenti concessero Casorzo in feudo agli Zabaldani, nel 1454, a Giovanni Battista Jadrone, nel 1594 e, in seguito a Carlo de Rossi.

Il giugno 1642, mentre divampava la guerra tra Francia e Spagna per la successione del monferrato, Casorzo fu saccheggiato e bruciato dalle soldataglie spagnole al comando di tal Gregorio Britti, portoghese, governatore di Pontestura.

Il feudo casortino, elevato a dignità di Contea, fu venduto a Giovanni Francesco Picco, il 3 ottobre 1621 e a questa famiglia il paese restò fino alla Rivoluzione Francese, per poi seguire con il resto del Piemonte, le sorti del regno dei Savoia.

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